
Venerdì 24 ottobre alle ore 18.00 presso la Sala di Rappresentanza del Municipio di Vittorio Veneto a circa un mese dalla conclusione della seconda edizione di Comoda_mente, l’Amministrazione Comunale ed il Centro Studi Usine, rispettivamente promotore e ideatore del Festival, presentano ufficialmente il REPORT COMODA_MENTE 2008”. A questa serata sono invitati non solo tutti gli organi di informazione, ma anche i partners e volontari che hanno reso possibile la realizzazione dell’evento. Quest’anno, infatti, ancora più dell’anno scorso, le sinergie tra enti, associazioni e partner privati, ma soprattutto la presenza di moltissimi volontari hanno permesso di far crescere in quantità e qualità l’offerta di appuntamenti e ospiti del Festival. Seguirà, a partire dalle ore 21.30, presso Spazio MAVV in Via del Gelsolino n.43, la Festa di ringraziamento agli oltre 100 volontari del Festival con uno speciale concerto dei Carretera Central che proporranno brani della tradizione cubana. Ingresso libero.
concetto a cura di Roberto Bandiera
Bilancio positivo per la seconda edizione del Festival Comodamente della città di Vittorio Veneto. L’afflusso è stato ottimo: quasi 10 mila le persone che hanno partecipato agli incontri dei tre giorni nonostante il maltempo. Gli eventi in programma sono stati 41, più di 60 i partner coinvolti e più di 100 i volontari che hanno dato il loro prezioso contributo.
Gli stessi ospiti hanno espresso il loro entusiasmo per la manifestazione: alcuni, prima di andarsene, hanno depositato una nuova proposta per la futura edizione. Quest’anno Comodamente ha portato a Vittorio Veneto 81 personaggi: 21 giornalisti di carta stampata, 10 artisti e critici, 9 scrittori, 9 esponenti del mondo dell’architettura, 6 esponenti del mondo politico, 6 del mondo musicale, 6 docenti e ricercatori, 7 filosofi, 2 imprenditori, 2 esponenti del no-profit, 2 registi, 1 fotografo e creativo, Oliviero Toscani, al quale è stato affidato il prologo. Tra gli altri celebri invitati ricordiamo Gian Antonio Stella, Massimo Fini, Giulio Giorello, Vittorio Sgarbi, Luigi Berlinguer, Elio Matassi, Luca Zaia, Umberto Guidoni, Francesco Bonami, Marzio Breda, Giorgio Dell’Arti, Renzo di Renzo, Mario Botta, Philippe Daverio, Lionello Puppi, Italo Rota, Giovanni Montanaro, Carlo Infante, Edoardo Fleischner, Marco Bechis, Božidar Stanišic, Chiara Gamberale, Valerio Pellizzari, China Keitetsi, Edoardo Rossi, Demetrio Volcic, Khaled Fouad Allam, Sergio Frigo e moltissimi altri.
“Comodamente non solo ha portato prestigio culturale a Vittorio Veneto, ospitando personaggi illustri e promuovendo la riscoperta degli impianti dismessi della città, ma si è ormai consolidato a livello nazionale. Questo grazie a una grande squadra organizzativa, fatta di giovanissimi e di volontari, che vuole crescere ancora e migliorarsi per l’edizione 2009 - ha affermato il direttore artistico del festival Claudio Bertorelli. - Per la prima volta in città il coinvolgimento dei nuclei giovanili è stato gestito in maniera corale”.
Val la pena, infine, rammentare che da mesi giungono proposte di condivisione del format in altre città e durante il festival è stata avanzata l’ipotesi concreta di esportare la formula Comodamente in terra sarda. Inoltre, nella giornata inaugurale della manifestazione, era presente una delegazione veneziana che sta preparando un nuovo festival per Venezia e che è giunta a Vittorio Veneto per comprendere la formula che unisce temi urbani e cultura.
I risultati del festival verranno esposti al Meeting delle nuove classi dirigenti che si svolgerà sabato 20 settembre al CUOA di Vicenza.
Cinzia Agrizzi
Due giovanissimi autori si raccontano agli ospiti di Comodamente con piglio esperto e consapevole. Giovanni Montanaro, 25 anni e un curriculum da spavento, si domanda dapprima quanto senso hanno le critiche rivolte alla nostra generazione, considerata sempre più priva di valori, quando, proprio in termini di conflitto, non abbiamo prodotto i tormenti e le tragedie del passato. La libertà dei giovani viene però descritta come spiazzante. Concorda Federica Manzon, scrittrice affermata di soli 27 anni,:"niente ti riesce a rispondere, esiste uno spazio vuoto". La ricchezza delle informazioni di cui disponiamo ci rende più ricchi ma anche più spaesati di fronte alle infinite potenzialità di cui disponiamo. Le scelte si moltiplicano e ci paralizzano.
Non c'è più né bianco né nero; niente è più giusto o sbagliato, tutto sfuma su tonalità indefinite di grigio tanto che vengono meno anche i gruppi di persone che la pensano allo stesso modo e si va alla disperata ricerca di un senso di appartenenza che non c’è. Così si spiega la violenza degli stadi. Lì è chiaro e facile comprendere chi è l'avversario, il nemico. Ritorna così il gruppo, che protegge e avvolge. Ci sono i buoni e ci sono i cattivi. Rispetto ad ogni altra, la fede calcistica non va spiegata. C’è o non c’è, e questo consola chi non ha oramai più certezze.
Si ritorna poi a dialogare sulla vita dei giovani, della velocità che le caratterizza. Il mondo non ci consente di prenderci del tempo, si erodono gli spazi di confronto collettivo, e con loro, la qualità delle relazioni.
Lo “spaesamento” deriva anche dalla mancanza di maestri. La generazione che ci ha preceduto ha affidato la propria critica del mondo a molte ideologie. Una volta cadute queste poco sembra essere rimasto. Il dialogo tra i due autori descrive una condizione di vuoto e spaesatezza. Ciò però non è necessariamente un male. Ci si aspetta sempre che i giovani si crogiolino nei loro dolori ma in realtà il messaggio che ci rimane da questa chiacchierata è bene altro: dal vuoto che abbiamo intorno deve nascere necessariamente nuova energia di creare, nuove motivazioni per costruire.
Andrea Condotta (Jabadabadoo)
Un sesto dell’umanità usa internet. Di questi, il 70% utilizza Google quasi quotidianamente, ossia 400 / 500 milioni di persone. Se a ciò si aggiunge che chi nel mondo usa un PC è inserito in “punti sociali” più influenti del pianeta, si può intuire quanto questo motore di ricerca sia socialmente rilevante. Dal punto di vista aziendale poi, il capitale finanziario di Google è pari a quello della Ford, della General Motors e della Walt Disney messe insieme, con un pò di margine. Se Google rendesse davvero stupidi i suoi utilizzatori quindi, in questo momento i paesi tecnologicamente più avanzati sarebbero in mano a dementi, dal politico al manager, dal banchiere al ricercatore. Non sarà forse una provocazione?
Carlo Infante, protagonista del dialogo che si è tenuto sotto il tendone del Bar Lux nel centro cittadino di Vittorio Veneto e che ha aperto la terza ed ultima giornata del Festival Comodamente, ha la sua risposta.
“Il web 2.0 – afferma - apre le porte alla conoscenza dei pareri sulla conoscenza dei saperi. Internet è fondato sulla comunicazione biunivoca, interattiva, ed è questa la sua forza. Wilkipedia come i tanti blog presenti sulla rete permettono agli utenti di esprimere le loro opinioni, i loro pareri, e di valutare nel contempo le opinioni degli altri.”
A dialogare con Carlo Infante sui divanetti del Bar Lux c’era Edoardo Fleischner, il quale ha spiegato come “Google, ed internet in generale, è uno strumento dal potenziale enorme, ma è ancora giovane. È vero, si muove ed evolve ad una velocità straordinaria, ma cosa sono 10 anni nell’intero cammino della modernità? Ci vuole tempo affinché diventi uno strumento completo, deve potersi confrontare e migliorare”. In chiusura, interrogati sul rapporto / conflitto tra vecchie e nuove tecnologie, i due esperti hanno risposto che “ogni vecchia tecnologia deve creare un ponte, altrimenti sono guai per tutti”.
Da questo punto di vista, il dialogo è stato anch’esso un momento innovativo, un ponte tra vecchio e nuovo modo di confrontarsi e di apprendere: i ragazzi del Progetto R.IN.G (Rete Informativa Giovani), con il loro portatile connesso alla rete wi-fi gratuita che il Comune di Vittorio Veneto ha installato all’interno dei giardini pubblici, hanno interagito con il Blog di Carlo Infante inviando in tempo reale domande e suggerimenti, mentre il pubblico poteva chiedere chiarimenti e spiegazioni anche mediante sms, ad un numero proiettato su un maxi schermo. Un dialogo innovativo e tutt’altro che “stoopid”, in fin dei conti.
Alberto Ferri (Jabadabadoo)
“Nel mio paese da giovane giocavo a pallamano, insegnavo lettere e facevo il giornalista. Una vita tranquilla. Non avrei mai pensato un giorno di dover abbandonare tutto per trasferirmi in Italia”. Inizia così, all’interno della Palestra del Liceo Flaminio di Vittorio Veneto, il racconto di Bozidar Stanisic, scrittore e storico Bosniaco attualmente residente in Friuli Venezia Giulia, davanti ad una platea silenziosamente attenta.
Bozidar è scappato dalla sua terra perché non condivideva le ragioni della guerra, perché già prima dello scoppio del conflitto lavorava e lottava per la pace, per salvare sé stesso e la propria famiglia. “Le guerre sono sempre più lo strumento dell’economia ed i media sempre più uno strumento delle guerre”. Quello di Bozidar è un monologo pacato, lucido, nonostante gli argomenti. Il suo ragionamento, pur intriso di divagazioni e riferimenti storici, è lineare e mantiene sempre ben chiari i propri fondamenti etici: anti – militarismo e non violenza. Fondamenti che oggi forse sono in crisi.
Ci spiega come la Georgia, durante la guerra lampo contro persa contro la Russia, abbia ricevuto un miliardo di dollari di aiuti dagli Stati Uniti, ma anche come ne pagherà ben 37 proprio agli USA per rinnovare il proprio esercito. Poi cita Karl Kraus, giornalista e storico austriaco, affermando di aver imparato da lui a considerare le guerre non tanto come scontri patriottici tra nazioni, ma come fantastici strumenti di profitto per pochi industriali. “Fino a che si produrranno armi si faranno le guerre. Il pane è prodotto per essere mangiato, l’acqua minerale per essere bevuta, i letti per dormirci sopra. Le armi non si produrrebbero se non ci fosse la possibilità di usarle. E stiamo assistendo ad un nuovo riarmo”.
Dal pubblico molte domande. Dal kit del consumatore responsabile al centro studi per giovani in zone di guerra a Rondine in Toscana, dal ruolo della stampa e dei media nelle guerre moderne al peso di altri fattori oltre a quelli economici (etnia, religione, politica). Stanisic ha avuto una parola per tutti, anche se ha saggiamente chiarito di non possedere le risposte assolute. “La mia è solamente un’analisi personale basata sui fatti. Sono qui a parlare con voi, a raccontarvi la mia storia perché la guerra è un male, ma il silenzio sulla guerra è ancora peggio”. E chiude con un proverbio Turco: “meglio una verità grossolana che una dolce bugia”.
Alberto Ferri (Jabadabadoo)
Con la sua rete di 450 mila imprese appartenenti al mondo del fashion, del design e della tecnologia, insediate in uno dei territori più densi di storia e cultura in Italia, il Nord-Est rappresenta l’area al mondo con il più alto tasso d’innovazione e creatività. Una fonte inesauribile, uno dei pochi luoghi al mondo dove le piccole e medie imprese sono in grado di competere e vincere nel mercato globale. La vera chiave del successo è la capacità di inventare e di rinnovarsi. Ci si chiede però come possa un luogo simbolo di eccellenza in Italia e nel mondo non godere della considerazione che meriterebbe.
L'errore e il difetto sta nel non aver mai dato troppa importanza alla comunicazione. Ciò deriva in parte dalla mancata costituzione di una rete tra gli attori principali dello sviluppo economico del Veneto. La prima spiegazione l'offre Franco Manzato, vicepresidente della Regione del Veneto, ed é di stampo antropologico culturale. L'individualismo sfrenato delle persone non permette la costituzione di una rete adeguata. Ognuno rimane geloso delle proprie scoperte e sceglie volutamente di non condividerle. Oltre a ciò, è necessario lavorare meglio nella pubblicizzazione dei marchi veneti, offrendo a questi una vetrina migliore. In questo modo, ciò che il Veneto crea, diverrebbe il miglior mezzo per promuoverlo come simbolo d'eccellenza.
Il dialogo dedicato all'Innovation Valley lascia però anche largo spazio al conflitto: tra chi vorrebbe promuovere a livello mediatico l'identità Veneta e chi ritiene insensato e fastidioso semplicemente parlare di Nord Est, limitando territorialmente la potenza creativa che dovrebbe essere senza confini.
Su una cosa però si concorda senza troppi patemi: la vera scommessa per l'innovazione del nord est è l'internazionalizzazione. Possa un’azione di Marketing come Innovation Valley spingere in tale direzione ce lo dirà solo il tempo.
Andrea Condotta (Jabadabadoo)
12 aprile 2006. La Casa delle Libertà ha perso le elezioni per venticinquemila voti e con lei Silvio Berlusconi. A rendere meno amara la sconfitta elettorale a Mellone, autore di “Cara Bombo…Berlusconi spiegato a mia figlia” e intellettuale di destra, è la nascita proprio della sua bambina, il primo giorno di quella che si credeva essere l’era post-berlusconiana: il 13 aprile 2006. Suo padre, intellettuale di destra in stato confusionale, sente che è tramontata un'epoca e decide di raccontargliela, lasciandole un blocchetto di appunti da leggere per quando la piccola avrà vent'anni.
I capitoli si dispiegano come fossero lettere affettuose spedite nel futuro. La figura di Berlusconi, con gli eccessi di onnipotenza e i colpi di genio, le ovazioni e le contestazioni, i treppiedi e gli anfiteatri, le donne e i leccapiedi, è il pretesto per raccontare l'Italia di oggi, offrendo un quadro impietoso e divertito dei vizi e delle virtù degli italiani.
Intervistato Mellone racconta della sua iniziale e furente antipatia per Berlusconi, un uomo che pareva fosse “venuto a comprarsi il centrodestra con i soldi”. Successivamente ne rivaluterà la figura, sottolineando che volenti o nolenti siamo costretti a farci i conti.
Andrea Condotta (Jabadabadoo)
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