All’alba dell’idrogeno?
in collaborazione con Enel e H2U – The Hydrogen University
Stiamo traghettando il mondo dall’era del petrolio all’era dell’idrogeno, l’elemento più leggero e più abbondante di tutto l’universo, quello che forse avrà più peso sull’economia mondiale nel nostro immediato futuro. Quali resistenze ci separano da questo approdo alle soglie di una nuova inaspettata stagione nucleare?
E se fosse possibile?
Produttività, efficienza e rendimento economico. Sono questi le caratteristiche che le imprese perseguono, dimenticandosi spesso di valori alt(r)i, come quello degli uomini che ci lavorano, l’ambiente, l’etica o la bellezza. Eppure esistono altri modi, molto più puliti e morali, di produrre valore, come insegnano strategie che alcune aziende hanno messo appunto. Possiamo cambiare direzione. È solo un cambiamento di mentalità quello di cui abbiamo bisogno?
Il sogno del posto fisso
In una realtà in cui da un lato il posto fisso appare ormai solo come un miraggio, e dall’altro la variabilità del posto di lavoro risponde alle esigenze di una società liquida com’è quella contemporanea, leggero si traduce con flessibilità e mobilità oppure con precarietà e paura? E fisso significa semplicemente in grado di dare concrete garanzie al lavoratore?
Italia, una casa di riposo per giovani?
in occasione della presentazione del libro Perché in Italia si fa fatica a diventare grandi? di Tonia Mastrobuoni e Marco Iezzi, ed. Laterza, 2010
L’età della classe dirigente italiana è da reparto geriatrico, se confrontata al dinamismo di altri paesi, ed è netta l’immagine di un’Italia sempre più competitiva nel garantire vecchiaie dorate. Ma i giovani? Non vengono trattati con un po’ troppa leggerezza? Vogliamo ritrovarci con una futura nazionale di bamboccioni senza peso? Oppure sono loro che non hanno ancora imparato a sgomitare per arrivare ai nodi nevralgici?
L’imponderabile sta in equilibrio su una fune?
Omaggio a Volpi o della leggerezza in filosofia. In occasione della presentazione del libro I filosofi e la vita, di Antonio Gnoli e Franco Volpi, ed. Bompiani, 2010
La nostra coscienza è ormai costantemente messa in equilibrio su una fune. L’unica condizione che la può salvare è quindi la leggerezza? Ma quale leggerezza?
La creatività è un antidoto alle tristi pressioni?
La creatività, come la leggerezza, è inafferrabile. Ma può togliere peso alle “passioni tristi” di cui è intrisa un’epoca come la nostra.
È giunto quindi il momento che “ognuno di noi diventi responsabile della creatività che porta in sé”.
Leggerezza vola via!
Ha ricordato Scurati che “c’è stata una stagione in cui togliere peso alle cose era, forse, la mossa giusta da fare. Ora che l’inconsistenza è diventata l’ideologia dominante, se vogliamo tornare a calcare la terra da uomini, dovremmo forse riguadagnare un po’ di gravitas“.
La gravitas delle idee è definitivamente crollata sotto i colpi della leggerezza dei mezzi di comunicazione? Oppure proprio in quest’ultimi si ritrova l’avanguardia del nostro pensiero più fine?
Un’umanità sotto il peso della rete
Grazie al web siamo passati dal ruolo di semplici consumatori di contenuti prodotti da altri a quello di architetti dell’informazione 2.0. Alla tassonomia cara ai filosofi si è così sostituita la folksonomia degli utenti internet. Parallelamente essere presenti sul palcoscenico del www è diventata una condizione sine qua non per chiunque svolga rapporti sociali. Ma è davvero così ineludibile la rete e le sue sterminate diramazioni?
Una testa sopra il tetto
L’Architettura custodisce il peccato originale della chiusura verso il cielo, perché mettere un tetto sopra alla testa è stata l’esigenza primordiale dell’uomo. E ancora, il cielo e le nuvole sono stati i tabù che hanno portato al collasso la torre di Babele, mentre invece sono oggi il Nord nella bussola del Paesaggio costruito. Il loro processo di formazione e disfacimento può quindi rappresentare la mappa ondivaga dell’uomo contemporaneo e mai come ora l’Architettura può essere meteorologia.
Verso una Repubblica leggera?
Da più parti si averte la duplice (e sacrosanta) esigenza sia di ridurre il numero degli enti territoriali che compongono la Repubblica, sia di provvedere a disboscare la giungla di regole e regolette con le quali i cittadini del Belpaese sono quotidianamente costretti a misurarsi.
Tuttavia, non si dovrebbe dimenticare che la voglia di semplificare nasconde una chiarissima matrice autoritaria; non a caso, già Montesquieu amava sottolineare che la pluralità di leggi e le stesse lungaggini e garanzie del sistema giudiziario sono il prezzo che si paga per la propria libertà.
Insomma: occorrerebbe considerare che la democrazia è per forza di cose complicata, mentre la tirannia è un sistema drammaticamente semplice!
Se così stanno le cose, siamo davvero certi che gli italiani nutrano sul serio l’aspirazione a giocare il ruolo del popolo bambino, vale a dire di chi è senza poteri ma ha il sorriso in bocca?
Vivo senza gravità
Essere una nuvola. Muoversi velocemente, sopra il mondo e tutti, trasportati dal vento; accarezzare le montagne e poi buttarsi a precipizio sul mare, senza alcun ritegno.
È molto saggia la nuvola. Non fa paura la vita, a guardarla da lassù: le miserie umane sono meno miserabili, i piaceri più delicati. E la forma quasi non esiste, è solo una visione disegnata dal vento.

